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Si chiama così un intrigante salone internazionale dell'arredo, celebrato lo scorso ottobre nella città di Verona. L'ho visitato, direi quasi per caso, invitato ed accompagnato da una cara e vecchia amica che opera nel settore. L'ho definito "intrigante" non certo per la parte ove esponevano le varie aziende produttrici, peraltro in un nitido clima di perfetta organizzazione, ma per i laboratori" e le "mostre di sperimentazione e ricerca" che completavano l'esposizione. Proprio visitando uno di quei padiglioni della sezione culturale mi sono affiorati pensieri, percezioni e considerazioni, legati al nostro mondo della riproduzione musicale, che voglio, ora, tentare di comunicarvi. Forse però, è necessario che prima vi racconti un episodio occorsomi molto tempo fa, episodio che può aiutarmi a legare, intrecciare e spiegare certe sensazioni così difficili da descrivere. Deve essere successo circa quindici anni fa: ero nel mio Studio e avevo appena finito di installare, nella sala più grande del negozio, un magnifico impianto. Per quantificare, mi ricordo che il suo valore superava i trecento milioni (non che questo voglia dire molto, ma è solo per darvi dei parametri di "interfacciamento"). Fatta passare qualche ora di preriscaldamento, mi predisposi con molta attenzione all'ascolto dei miei soliti dischi di riferimento. La catena era di grande levatura e forniva prestazioni allo stato dell'arte. Fin qui, direte voi, nulla di strano. Tutto era inquadrabile nella normale routine del nostro lavoro. Ma il bello venne quando, posato sul piatto un disco ascoltato moltissime volte, notai, in un brano conosciuto decisamente a memoria, una "vocina" che mai avevo sentito! Riascoltai il brano ed, effettivamente sì, quel meraviglioso impianto mi metteva in luce un qualcosa in più: evidenziava una informazione che, in tutte le altre volte che avevo ascoltato quel brano, era rimasta assopita tra i solchi del disco. Entusiasta della scoperta, volli verificare la "distanza" che separava quella catena di alta classe da un altro normale impianto presente in negozio. Presi il mio disco e, cambiando sala d'ascolto, mi apprestai ad assaporare la differenza. Dentro di me pensavo: " ... sarà come passare dalla Jaguar alla Cinquecento!" Non potete minimamente immaginare come ci rimasi quando, a parte le logiche differenze fra una catena e l'altra, scoprii che la famosa vocina mai sentita prima, era anche lì, bella e presente! Notai, anzi, che si presentava al mio totale stupore con in più una antipatica espressione di sottile sberleffo! ....
Ricordo che quel lontano episodio mi aprì nuove porte alla comprensione di "cosa Egglia dire ascoltare" e capii quanto importante sia la capacità correlativa di un valido impianto, non tanto perché ti fa sentire qualcosa di più, ma perché affina la tua capacità di ascoltare. Come un Maestro che ti fa notare quello che avevi sempre guardato, ma mai visto. Insomma quella famosa "vocina" non era rimasta assopita tra i solchi del disco, ma tra le pieghe della mia mente!
Ora possiamo tornare alla esposizione veronese dove accadde qualcosa di simile. In uno dei padiglioni di ricerca, immersa in una confortevolissima penombra, v'era una rassegna di cc rappresentazioni dell'Alto Artigianato Italiano". Realizzazioni da gustare con calma ed in un clima appropriato: per capire, per entrare, per valutare. Purtroppo da una sezione vicina, un ammiccante stand che trattava di "Croci per il Giubileo", provenivano musiche varie, invero riprodotte assai volgarmente. Sentii disagio e distonia e in me scattò, con immediata reazione, una nuova convinzione, forse apparentemente banale, ma da me vissuta con importante certezza: non si può guardare "una cosa" e sentirne "un'altra". L'urgenza dell'unitarietà affiorò con prepotenza e sicurezza. Purtroppo nella vita di tutti i giorni siamo travolti da disordine e dicotomia; la frattura non è rimediabile: non possiamo, quando camminiamo per la città, cancellare i brutti edifici, non possiamo, quando siamo in ambienti pubblici, far tacere le brutte musiche, non possiamo fermare il cattivo gusto che ci sommerge, ma in una così bella esposizione quel contrasto era stridente, forse proprio perché, l'alto livello di tutto il resto rendeva evidente quella "scoordinazione". La necessità di non tradire l'unitarietà, appunto, emergeva proprio perché la situazione permetteva di volare alto, di percepire quello che altrimenti non poteva essere riconosciuto: il bisogno di fruire, quando si propone arte, dell'armonia totale! Certe situazioni ti portano a sperimentare il limite, ti portano "sul ciglio" e puoi vedere con chiarezza (come quella volta con la "vocina") quello che altrimenti è mascherato e nascosto. Mi rendo conto che, per oscure e stranissime ragioni, la riproduzione sonora è sempre stata una Cenerentola relegata agli ultimi posti nella scala dei valori e delle attenzioni, ma chi organizza una simile esposizione, a mio avviso, deve profondere ogni sforzo per cercare di mantenere il visitatore in situazioni di fruizione coerente ed equilibrata, tenendo presente che, purtroppo, mentre si può guardare da una parte o dall'altra e si possono persino abbassare le palpebre, l'orecchio, al contrario, non si può chiudere mai; e se anche si riesce ad ignorare un rumore, il suo inquinamento ci permea e ci avvelena. Personalmente, comunque, proprio in quella occasione, ho capito quanta cura, passione, attenzione e dedizione siano necessarie quando si vogliono trattare oggetti o situazioni ove l'arte gioca la sua partita.
E così, dentro di me, con gioia grande scuso quella disattenzione dei curatori della rassegna: una provvidenziale "felix culpa" che permette di fare qualche passo ancora per dipanare la matassa, nell'ineffabile intrico del gioco dei contrari.
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