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. Gli impianti da ascoltare
"Audioguida HiFi 1994-95" - La guida di Audio Review - Settembre 1994

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> Le ragioni di uno stile.
Dalle convinzioni teoriche alle scelte pratiche.
Consapevolezza nell'acquisto.
La necessità di sapersi ascoltare.
Non sempre spendiamo i soldi come veramente vorremo.
Necessità di una sana informazione.

In tempi di mode e incertezze proporre una catena di riproduzione selezionata può essere già ottima cosa.
Infatti questa parte di Audioguida è sicuramente di aiuto per chi sta tentando di comporre, fra mille difficoltà, il proprio impianto.
Ogni rivenditore ha le proprie convinzioni e le proprie argomentazioni basate, ovviamente, non solo su fattori "tecnici" (in senso lato), ma altresì su condizionamenti commerciali. È naturale, quindi, che nelle scelte effettuate per proporre i vari impianti, hanno avuto peso mille fattori, molti assolutamente estranei alle logiche e alla mentalità dell’utente finale. È qui che possono nascere molte incomprensioni: il tal prodotto magari è sicuramente valido, ma è male importato o peggio assistito o venduto ad un prezzo eccessivo rispetto a quello di produzione. Il rivenditore, allora, tende ad eliminarlo dal proprio panorama, malgrado la stampa internazionale, ad esempio, ne parli bene.
Questo è solo un esempio per cercare di porre in luce le difficoltà esistenti in questo mercato estremamente variegate e composito.
Ognuno di noi, quindi, si è ritagliato un comportamentismo ed uno stile e penso che la cosa più importante sia dare al pubblico una chiara indicazione di quella che è la propria maniera di lavorare; che ci sia, insomma, il massimo della "comunicazione", per usare un termine in voga, affinché ognuno possa sapere perfettamente cosa lo aspetta quando varca la soglia di un negozio.
È questa la ragione per la quale, in questo spazio che Audioguida ci propone, cercherò di far intuire quello che è il mio stile di lavoro, che non è certamente l’unico o il migliore, ma è semplicemente "il mio", frutto delle mie esperienze e delle mie convinzioni.

LE RAGIONI DI UNO STILE
Ho seguito questo mercato dalla nascita dell’L.P. e posso affermare con una certa sicurezza che è avvenuta una grande trasformazione, non solo ovviamente tecnologica, ma altresì di "approccio", nel senso che si è evoluta la concezione di cosa voglia dire "fare musica riprodotta". Si sta passando un po' per volta dalla utopia dell’impianto "ad alta fedeltà", quello cioè che "...restituisce con perfezione ciò che è registrato nel disco", alla consapevolezza che quello che è registrato nel disco è il frutfo di mille compromessi e che la cosa più importante non è certo aver la pedissequa riproduzione di quel basso o quell’acuto, ma, piuttosto, aver in mano quel magico filo che aiuta ad avere "più musica possibile".
Un grande personaggio del mondo della fotografia diceva: "Metti dieci fotografi a riprendere la stessa semplice sedia e ti ritroverai dieci foto di dieci sedie diverse".
Questo avviene anche nella registrazione, primo anello della catena di "allontanamento" dall’evento originale. Le mille scelte che il fonico può fare (tipo di microfono, di giraffa, di cavo, posizionamento dei microfoni nella stanza, posizionamento dei microfoni in relazione agli strumenti, ecc. ecc.) pesano in maniera incredibile sul risultato finale. Si intuisce perfettamente che del medesimo evento musicale si possono avere più "versioni", alcune completamente diverse, ma, magari, altrettanto valide.
L’unicità della riproduzione "ad alta fedeltà" diventa immediatamente e semplicemente mera impossibilità.

DALLE CONVINZIONI TEORICHE ALLE SCELTE PRATICHE
Ecco, allora, che colui che deve comporre un impianto di riproduzione non può non scontrarsi con tutta una serie di "filosofie" che, ovviamente, non sono semplice dialettica o tempo perso, ma sono la base stessa della costruzione del sistema di riproduzione. Il tecnico, in genere, ha bisogno di certezze e non ama molto dilungarsi in argomentazioni che lo tengono lontano dal puro agire e dal semplice sperimentare, ma bisogna ricordarsi che "la strada" va si percorsa e nonsolo analizzata, ma altresì che, a seconda della strada scelta, si arriva in luoghi diversi.
In fin dei conti si può dire che ogni rivenditore, consciamente o inconsciamente, quando propone un impianto ha scelto una strada.
Questa può essere più o meno giusta a seconda che conduca più o meno vicino alla destinazione desiderata.
Personalmente mi trovo in difficoltà a "tracciar strade" prima di aver profondamente capito dove il cliente intenda andare e, in fin dei conti, è questa la ragione di base che mi impedisce di consigliare un impianto tout court.
Ma vediamo come si può cercare di scegliere la strada più consona al cliente. Il parlar di strade non può prescindere dal luogo di destinazione: solo un "errante" (nel duplice significato del termine) percorre strade senza sapere dove conducano. Ecco che allora è fondamentale, per una giusta catena di riproduzione, sapere "cosa voglia" il cliente. Su questo "cosa voglia" si potrebbe scrivere un libro; è forse l’aspetto più sconcertante e più imprevedibile nella composizione dell’impianto di riproduzione.
Nella mia lunga storia potrei narrare aneddoti tra lo spassoso, il patetico ed il tragico: come ti dice di voler "...il miglior impianto sul mercato" e poi aggiunge "...e spendere al massimo un milione e due"; o chi afferma con imperiosità "...Zen, è lei il tecnico, è lei che deve scegliermi l’impianto più giusto!"; oppure chi ha l’amico fidato che ha detto che il tal amplificatore è il migliore al mondo e quello deve essere il punto fisso del sistema; o chi ha la stanza tutta vetro e marmo e vuole "come alla Fenice" senza però fare nulla per l’acustica perché l’architetto ecc. ecc.; oppure quello che vuole una "scena" stupenda però "...assolutamente le casse in libreria"; oppure chi in fin dei conti della musica non gliene importa un granché, ma vuole fare bella figura con gli altri con un impianto "che stupisca". E potremmo continuare a lungo sempre però evidenziando una costante: il peggior cliente è quello che non sa ciò che gli serve, ed in più non vuole dirselo! Ovviamente peggior cliente dal punto di vista del risultato musicale ottenibile, perché dal punto di vista commerciale clienti così sarebbero i più facilmente accontentabili e, per molti rivenditori, anche i più comodi...

CONSAPEVOLEZZA NELL’ACQUISTO
Purtroppo saper quello che si vuole è spesso una cosa difficile per tutti; allora, alla base, ci vuole quel pizzico di sincerità che ci permetta di interrogarci e di "porre in discussione" questo acquisto con molta semplicità e molta onestà.
Nella mia visione delle cose l’impianto di riproduzione nasce dal desiderio di ascoltare musica. Lo so, detta così sembra una frase "lapalissiana", ma tante volte la frasi "banali" nascondono grande possibilità di comprensione: basta scavare nell’essenza della semplicità.
C’è da considerare quindi "quale musica", "ascoltata come" e lo spessore di quel "desiderio": "desiderio di ascoltare musica" diviene, allora, tutto un programma da sviluppare assieme.
Così quando parlo con il mio cliente la parola "musica" deve assumere una importanza fondamentale: non installiamo catene di riproduzione per ascoltare onde quadre o sinusoidali, ma perché quelle onde, comunque presenti, siano "organizzate" al fine di fornire il messaggio musicale. Alcuni, invece, non hanno "la musica" come scopo finale: vogliono il dettaglio, il basso profondo, un certo tipo di sound, una immanenza prepotente; sono tutti desideri più che legittimi, basta sapere, però, che non bastano quelle caratteristiche per avere "la musica".
Certe volte, poi, questi personaggi hanno una vaga idea di "...quel bel suono" ascoltato "quella volta" e non si rendono conto che "quel bel suono di quella volta" era molto più legato al loro stato d’animo del momento che non al suono stesso.
La capacità di ascoltare musica è un qualcosa in continua evoluzione e legato profondamente alla cultura e alla sensibilità dell’ascoltatore.

LA NECESSITÀ DI SAPERSI ASCOLTARE
Bisogna sapersi ascoltare per poter veramente ascoltare; e il genere musicale riveste, soprattutto nella fase iniziale, una certa importanza. Ci si dovrebbe rendere finalmente consapevoli di che mondo insondabile si celi dietro questa parola "musica" e allora si capirebbe che solo molte audizioni tranquille ed attente possono aiutarci a far emergere il vero senso di soddisfazione che l’ascolto giusto può darci.
La correlazione fra stato d’animo e ascolto è una esperienza assolutamente personale e per averne consapevolezza bisogna avere l’umiltà di ricercarla e finalmente trovarla in un senso di certezza che va ben al di là di qualunque spiegazione o argomentazione dialettica. Quando scaturisce questa soddisfazione siamo sicuri che la nostra ricerca sta procedendo bene, in fin dei conti, qualunque sia il genere musicale che stiamo ascoltando, purché sia "il nostro" genere musicale. Ognuno cerchi nel proprio ambito: è inutile fingerci quello che, per il momento, non siamo.
Altro aspetto importante è poi il "come" si ascolta la musica; regola dovrebbe essere che si ascolti come in originale: gli strumenti dovrebbero avere le loro dimensioni reali e non si dovrebbero stravolgere i piani sonori con ascolti a volume troppo alto o troppo basso. Logicamente nell’ambiente domestico l’imitazione della realtà diventa utopia; si impone allora la regola della proporzione. È importante che tutto nella riproduzione sia correlato, sia armonico, nulla che ecceda, nulla che sparisca; personalmente posso ritenere che l’unitarietà della riproduzione sia in assoluto l’elemento più importante.
Resta da analizzare "lo spessore del desiderio": questo aspetto dell’acquisto è estremamente importante anche per la determinazione della spesa. In genere io cerco di far in proposito maggior chiarezza possibile: perché spendere cinque milioni quando con due si può ottenere quello che il cliente desidera? o perché spendere dieci milioni quando è con trenta che si soddisfa la sua esigenza?
Mi si dirà che sono discorsi abbastanza impertinenti: ognuno purtroppo ha un budget dal quale non può scostarsi; ma, sinceramente, io non sono molto d’accordo.

NON SEMPRE SPENDIAMO I SOLDI COME VERAMENTE VORREMMO
Se il desiderio di musica è veramente tanto si può programmare l’impianto per la vita e realizzarlo con un progetto unico, ma a tappe successive. Anche qui un’analisi attenta, sempre che ci sia quel famoso interesse, può evidenziare che i soldi spesi per l’impianto (che se ben studiato dura una vita) sono forse i meglio spesi.
Si spendono, infatti, un sacco di soldi per l’auto che dopo pochi anni è un rottame quasi senza valore e lo si fa solo perché "tutti fanno così"; spendere trenta milioni per la macchina è normale mentre i trenta di un impianto sembrano pura follia.
Come sempre bisogna spazzare via i pre-giudizi e le pre-sunzioni e farci sorreggere dalla propria profonda ragionevolezza al di là di mode e credenze. Si capisce immediatamente come sia importante il ruolo del Professionista che deve aiutare in queste scelte.
La regola aurea, anche qui, è quella di fare le cose per gradi: i comodi ascolti in casa propria evidenziano "il livello di soddisfazione" e si potrà tranquillamente decidere se non sia il caso di spendere, per esempio, dieci o venti milioni in meno per l’auto e in più per l’impianto!

NECESSITÀ DI UNA SANA INFORMAZIONE
Abbiamo toccato a volo di uccello argomenti che richiederebbero interi libri per essere analizzati un po’ più in profondità. Scopo principale di queste pagine è quello di dare qualche indicazione su di un mondo, quello della riproduzione sonora, complesso ed affascinante e molto spesso calpestato da banali interessi di operatori che non riescono a tracciare il confine tra commercio e professione.
Quanti prodotti sono stati osannati al di là dell’effettivo valore e quanto poco si è fatto affinché il pubblico potesse essere veramente messo in grado di scegliere con consapevolezza!
Questa iniziativa di Audioguida si muove nella direzione dell’informazione: poter leggere varie proposte, sentire diverse argomentazioni è senza dubbio di grande aiuto, per tutti.
Un gradino in più verso quella consapevolezza di mercato che rappresenta, che si voglia o no, l’unico vero punto di stabilità di ogni commercio.



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