Lo.Zen e l’arte del ben riprodurre – Fedelta’ del Suono n. 184
“E venne pronunciata la parola “oro” e subito il saggio pensò all’oro delle conoscenza... il guerriero pensò all’oro del bottino... il mercante pensò all’oro del guadagno... il mendicante pensò all’oro dell’obolo...”
Ritengo, dal profondo della mia oramai smaliziata esperienza, che le parole di questo antico aforisma andrebbero stampate a caratteri cubitali su tutte le riviste, i siti, le interviste o quant’altro... ove si stia per argomentare di “riproduzione del suono ad alta fedeltà”!
Quando, infatti, si inizia a dialogare su tale tema si nota che ognuno, immediatamente, tende ad andare per strade diverse e ognuno ha già nella sua testa tutta una serie di scansioni mentali che ben poco collimano con quelle degli altri interlocutori: basta andare sui vari forum (paradigmaticamente, leggo sempre quello sicuramente più importante, Videohifi... ed è significativo seguirlo per capire quanto ancora debba maturare questo nostro mercato...) per verificare come, spesso, manchi una comune impostazione lessicale; come si continui a discutere e controbattere, con nella propria ottica una “terminologia” ed una “consecutio temporum” completamente diversa da quella della controparte...
Quando si parla di “misure”, poi, la cosa assume risvolti che hanno davvero del patetico e dell’incredibile: i sostenitori dei contrapposti schieramenti (sarebbe divertente fare la scan- sione dei vari nickname per conteggiare gli adepti dell’una e dell’altra compagine!) da anni si scannano con vigore e determinazione dando, ovviamente, ogni sorta di epitteti exornativi ai seguaci dell’opposta fazione! E, tentando una bonaria conciliazione, potremmo dire che tutti hanno una loro logica ed una loro “ragione”, ma tutti dimenticano di chiedersi, con un po’ di buona volontà, di autocritica e di precisione, quale sia il nesso delle parole che stanno pronunciando e quale sia la correlazione con le argomentazioni dei “contendenti”... Vorrei così tentare, con un forse inutile ma assai volonteroso sforzo, di mettere pietre sepolcrali sull’ormai stantio ed apparentemente irrisolvibile argomento; vorrei tentare, insomma, un’ulteriore e semplice disamina sull’importanza delle misure nelle apparecchiature per la riproduzione del suono. Una delle prime considerazioni che potremmo portare in campo, riguarda proprio l’aforisma iniziale; se alle quattro caste nominate, dei brahamani (sacerdoti), degli kshatriya (il re e i guerrieri), dei vaishya (agricoltori e mercanti) e shudra (servi), aggiungessimo anche quella, ipotetica, dei “tecnici contemporanei”, questi penserebbero subito che “oro” è “....un elemento chimico, con numero atomico 79, di colore giallo, duttile, malleabil, ecc., ecc., ecc.”, dimostrando di essere gli unici che hanno incontro- vertibilmente ragione, ma dimostrando, anche, di essere gli unici che, in fin dei conti, non hanno capito nulla... che non hanno capito la metafora e, soprattutto, non hanno capito che l’intera vita... è tutta una metafora! Quindi, per tornare in argomento, allora, “cos’è” questa benedetta misura? Possiamo sicuramente dire che per il progettista-costruttore è uno strumento indispensabile: senza misure, in linea di massima, non saprebbe come “lavorare”, gli mancherebbero i ferri del mestiere, egli sarebbe come uno scultore senza scalpello o un pittore senza pennelli... Per il recensore, attento e competente, la misura è un’indicazione che può gettare le basi della sua analisi, può parlare chiaro sulla filosofia costruttiva di chi ha voluto creare quel prodotto, può rendere evidenti le “modalità” scelte, la tipologia degli “ingredienti” usati, può dare chiara indicazione di quali siano le priorità abbracciate, nell’immensa casistica delle realizzazioni possibili. Basti pensare all’abissale differenza progettuale esistente fra chi ha scelto di avere una banda passante che arrivi ai mega- hertz e chi (creando egualmente eccezionali strumenti di riproduzione musicale...), invece, non si cura se già a 18khz la sua creatura incomincia a dare chiari segni di disinteresse... Non parliamo poi della “potenza” esprimibile: c’è chi si colloca nel “piccolo è bello” e vuol giocare nei chiaroscuri del minimale, e chi invece vuole “muscoli possenti” per poter riprodurre le possibili, mastodontiche energie in gioco. Nell’automobilismo (esemplificando in altri settori dell’umana creatività) parimenti c’è chi realizza telai in legno per sentire la struttura che “respira” quando si viaggia in esaltanti “passeggiate”, nella silente natura... c’è chi vuol mettere millanta cavalli nel motore per poter rombare, più veloce ed aggressivo di tutti gli altri automobilisti, sulle strade della competitività... c’è, poi, chi pensa a tutti coloro che non possono permettersi né le digressioni poetiche, né le imprese corsaiole e devono comprarsi l’auto solo “per lavoro”... Ovviamente, possiamo tutti capire che, da queste diverse istanze, nasceranno prodotti assolutamente diversi! Per l’utente finale, poi, le misure sono l’elemento più soggetto ad ogni tipo di considerazione: c’è chi le disprezza, c’è chi le pretende, c’è chi “non ne vuol sentir parlare”, c’è chi “prima le misure... perché, chi sa leggerle, da lì capisce tutto (tutto cosa... magari poi non è così chiaro...)”, c’è chi “non mi servono a nulla”, c’è chi vuol conoscerle per correlarle con il costo... Insomma, personalmente devo dire che, verso le misure, ho visto ogni sorta di atteggiamento. Direi proprio un continuum: dal massimo interesse al massimo disinteresse! Ma per tutti noi, che adesso ne parliamo, cosa possono esprimere, cosa ci possono dire, queste così chiacchierate misure, sulla qualità della riproduzione? Sono esaustive? Bastano loro per valutare questa benedetta capacità di riprodurre musica? Si o No ? Per me, che, nella sempre maggiore consapevolezza, ormai ho riunificato tutte le apparenti dicotomie, il problema proprio non sussiste! Anzi, mi trovo anche un po’ in difficoltà a dibatterne, semplicemente perché, senza qualcuno che mi faccia il contraltare, stento anche ad individuare dove effettivamente stia il problema... vedo e sento che gli altri discutono e si insultano ma, in verità, faccio fatica a razionalizzare le ragioni del contendere.... Forse, a tutti coloro che ancora sull’argomento si scontrano, manca totalmente il concetto di “contestualizzazione”: cosa, cioè, sia più importante per dire, o fare, cosa...e quale sia il peso “gerarchico” di ogni singolo parametro sulla strada che, passando per la quantità, porti alla qualità... Faccio un esempio semplicissimo: qualcuno potrebbe affermare, senza tema di essere smentito, che collegare l’impianto alla presa della corrente, è la cosa più importante, e che il giusto voltaggio sia fondamentale perché altrimenti si brucia tutto!... e nessuno potrebbe dargli torto, ma penso che saremmo tutti d’accordo nel considerare l’affermazione... abbastanza idiota! In continua scala di valori potremmo, poi, affermare che è molto importante che l’apparecchio non abbia a distorcere, ma anche qui, se abbiamo un minimo di competenza, comprendiamo che non sta solo lì la qualità... e avanti, avanti, avanti potremmo passare in rassegna tutte le “caratteristiche tecniche”, ma non avremmo mai la certezza che, pur avendo soddisfatti tutti i vari parametri di misura, si possa sicuramente approdare alla qualità desiderata! Proprio perché la qualità, per definizione, sfugge a qualsivoglia possibilità di “imbrigliamento”: tutto ciò che è imbrigliabile, soggiogabile, misurabile, sempre per definizione, si chiama quantità! Direi, allora, che, forse, l’affermazione più semplice e vera potrebbe essere questa: “Nella ricerca della qualità, il soddisfare tutta una serie di misure è condizione sicuramente necessaria, ma non certo sufficiente”. Gerarchicamente, quindi, la misura è l’obbligatorio “sgabello”, ma non è detto che, salendoci, si arrivi sicuramente all’ineffabile meta.
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