Lorenzo Zen
1mar/110

Lo.Zen e l’arte del ben riprodurre – Fedelta’ del Suono n. 183

Abito, da qualche anno, all’interno di un parco cittadino costituito attorno a ciò che rimane di un vecchio castello e così, quando al mattino devo riprendere la mia auto, parcheggiata lungo un fascinoso viale alberato che domina i tetti della città, a volte vedo una non più giovane signora che fa la sua “ginnastica mattutina” e, guardandola, non può non venirmi alla mente quella diffusa usanza cinese, praticata anche da persone molto anziane, di muoversi ritmicamente, anche nei più svariati spazi pubblici, quasi seguendo il filo di lente geometrie interiori... Mi viene spontaneo, però, mettere a confronto le armoniose movenze di quest’ultimi con i goffi e sgraziati movimenti dell’attempata ex fanciulla che incrocio sul viale ed è altrettanto immediato il cercare di reperire le ragioni di queste macroscopiche differenze.
Credo che questa grande diversità di “eleganza” gestuale, indipendentemente dalle evidenti valutazioni che si potrebbero fare per i singoli casi, dipenda da consuetudini stratificate. Per la millenaria cultura cinese, anche un semplice movimento è la manifestazione di un profondo, ormai connaturato, convincimento, è l’esteriorizzazione di un semplice ordine interiore, e invece, per la modaiola mentalità occidentale, fare footing o jogging o stretching è un qualcosa che deriva da scimmiottature indotte da ciò che vediamo al cinema o in televisione, oppure da salutistiche, sempre modaiole, aspettative... per cui il gesto risulta essere stantio, scoordinato e per nulla correlato all’essenza di chi lo esegue.
Immagino che molti di voi si staranno chiedendo quale nesso ci possa essere fra le ginnastiche dei differenti vecchietti e la riproduzione del suono... ma anche nell’ascolto, a mio avviso, emerge sicuramente la stratificazione culturale del padrone di quell’organo (vedi articolo del mese scorso) che traduce le oscillazioni di pressione, in suono.
Ognuno, infatti, ascolta in maniera differente perché ognuno crea, all’interno del suo percepire, un suono differente; e questo creare è il frutto della “storia” di ogni singolo individuo. A mio modesto avviso, questa è la ragione di base per la quale notiamo l’incomunicabilità che, quasi sempre, regna nelle discussioni che si articolano all’interno dello stravagante mondo audiofilo: senza una base culturale analoga, senza una “dimensione di vita” condivisibile, senza una scala di valori raffrontabile ognuno, in un certo senso, parla una lingua che gli altri difficilmente possono capire! Per cercare di “illuminare” questi non facilissimi concetti, vi voglio raccontare una mia recentissima esperienza con un grande insegnante di pianoforte. Ho il piacere e l’onore di avere fra i miei clienti Leonid Margarius, un maestro che insegna all’Accademia Musicale di Imola. Egli è di certo un eccezionale insegnante se pensiamo che vari suoi allievi hanno vinto, in giovanissima età, concorsi pianistici di importanza mondiale! Ucraino di nascita, ha iniziato giovanissimo i suoi studi pianistici sotto la guida di Regina Horowitz ed ora è considerato uno dei massimi esperti in materia. Abbiamo trascorso un interessante pomeriggio assieme, nella ricerca di un diffusore che soddisfacesse le sue esigenze che, ovviamente... riguardano il mondo pianistico! Gli ho fatto ascoltare una decina di prodotti e, per me, era affascinante osservare le espressioni del suo volto che, al variare della tipologia dei vari diffusori, assumevano chiarissimi segni di “promozione o bocciatura”. Data la cordialità del nostro rapporto, lui farciva gli ascolti con commenti ed esemplificazioni estremamente frizzanti e divertenti... mi raccontava, per esempio, di come egli sia costretto a far “impazzire” coloro che non sanno “sentire” e scegliere gli strumenti, coloro che quando li accordano non sanno “livellare” lo spessore, il sapore delle varie note sulla scala, quando non sanno riconoscere, per esempio, quelle “nasalità” che non devono mai “inquinare” l’assoluta omogeneità del suono al variare dell’altezza... e poi si spostava dal divano alla tastiera del mio mezza coda, per esemplificare, con la maestria che gli compete, le sue affermazioni... Argomentazioni “tecniche” di chi, ovviamente, sente sfumature e dettagli che noi, miseri mortali, neanche lontanamente immaginiamo! Egli, poi, è anche un grande scacchista di livello internazionale, oltre che un grande insegnante di pianoforte, e quindi è un assoluto piacere sentirlo argomentare, con la logica, la razionalità, e la capacità di organizzazione del pensiero alle quali è obbligatoriamente abituato.
È così che, sotto la sua guida, ho potuto “capire” ciò che lui cerca, ciò che un diffusore, per lui, deve assolutamente riprodurre e ciò che, altrettanto assolutamente, non deve produrre. Valutazione ponderale del suono ove la scala delle importanze e dei valori non ha assolutamente nessuna confrontabilità con quella dell’audiofilo che, per esempio, ha la fissazione dei decibel! Come non è minimamente confrontabile il concetto di “ginnastica” della sioreta schiota (vecchietta di Schio...), con quello del consapevole cinese!
Ho, tra l’altro, recentemente letto su vari forum, mentecatte, seppur perentorie (!), affermazioni dalle quali si arguiva che gli unici impianti di altissima classe e “fedeltà” sono quelli che sanno far vibrare non le corde della percezione, ma i mobili della sala...
Il problema, comunque, è sempre e solo quello: quando ascoltiamo una musica riprodotta, “cosa” stiamo ascoltando? Cosa stiamo “mettendo a fuoco” e cosa stiamo “sfocando”? Oppure, abbiamo la capacità di tenere tutto rigorosamente a fuoco ? sappiamo cosa volere per le esigenze che abbiamo?... Ecc. ecc. ecc. Comunque, per dovere di cronaca devo dire che ho visto il viso del buon Leonid illuminarsi a giorno solo quando gli ho collegato... un diffusore elettrostatico!
Nella sua indubbia competenza in materia egli mi ha, così, fornito una scala gerarchica dalla quale si evinceva cosa “è più” e cosa “è meno importante” nella riproduzione del pianoforte: valutazioni, ovviamente, rigorosamente soggettive, ma emesse da un “soggetto” che, vista l’assoluta competenza, non può che rappresentare l’unica, vera “oggettività”.
Anche lui, poi, è rimasto completamente affascinato quando ha sentito le potenzialità dell’impianto che avevo tarato ed “accordato” per le dimostrazioni del mese: le nuove 805 D della B&W pilotate da un assolutamente strepitoso integrato della Norma, ma questo è un altro discorso...
Anche lui, poi, ha capito perfettamente quali possano essere le scelte di un’azienda che deve fornire un prodotto il più possibile “adatto a tutte le stagioni”... e quando, poi, gli ho fatto ascoltare lo stesso diffusore in stanze diverse, anche lui ha potuto toccare con mano cosa significhi l’intrinseca peculiarità di ogni ambiente, nella realizzazione di un impianto di riproduzione...
E così, incrociando le nostre rispettive competenze, ci siamo riconfermati nella certezza che i corretti risultati (che prescindono assolutamente dal fattore economico!) passano sempre per colte conciliazioni e non per opportunistici compromessi e che, fondamentalmente, bisogna sapere sempre... cosa si vuol volere!

 

 

www.fedeltadelsuono.net

 

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