Lorenzo Zen
1feb/110

Lo.Zen e l’arte del ben riprodurre – Fedelta’ del Suono n. 182

I lettori più attenti avranno già notato che negli ultimi articoli ero passato dalla prima persona al “noi”... Non era, come potete ben capire, un plurale maiestatis, ma, semplicemente, virando dal mio usuale argomentare filosofico al dissertare intorno al mercato, mi sono avvalso della collaborazione di altre persone esperte nelle varie discipline commerciali e, pertanto, ho ritenuto obbligatorio evidenziare la pluralità dei pareri significati...
Voglio, questo mese, ritornare alla mia solita esposizione diretta perché sono stato vivamente colpito da un articolo nel quale si parlava di “Quora”, il nuovo sito internet articolato su risposte sensate ed attendibili che vengono fornite alle domande più svariate. Un sito, insomma, che assolutamente contrasta la scarsa affidabilità che la “rete”, per sua natura, può fornire. L’on-line, infatti, essendo il luogo di ogni “possibile possibilità”, generalmente affianca le verità conclamate con le più macroscopiche e fantasiose imposture...
Una domanda evidenziata in questo articolo era la seguente: “Se un albero cade in un bosco e non c’è nessuno presente, fa rumore?”
La risposta, lapidaria, che se ben compresa metterebbe finalmente fine alla stragrande maggioranza delle, assolutamente inutili, discussioni audiofile, era la seguente:
No. Il suono è un’onda meccanica creata da un’oscillazione della pressione che produce una sensazione facendo vibrare un organo. Perché si avverta un suono sono necessari sia l’onda meccanica che l’organo che vibra. Se in quel bosco non c’è un organo capace di vibrare, non si crea alcun suono” (Parveen Kaler, direttore dello sviluppo AppSocial Media).
Io spero che tutti possano capire la portata di questa semplice, e forse anche banale, constatazione. I vari microfoni, o qualsivoglia altro marchingegno, non sono “organi” e quindi, pertanto, è logicamente sancita, la non possibilità “tecnologica” di mettere in correlazione il “fatto” (la caduta dell’albero e le conseguenti vibrazioni) con il “suono”!
Se riusciamo ad estrapolare tutte le semplici consequenzialità dell’affermazione fatta, possiamo capire che il suono (ed a maggior ragione la musica, essendovi implicata, in più, anche una assai complessa operazione culturale!...) esiste solo “al di qua” di questo benedetto organo e sarà solo il “giudizio” dell’uomo (o di qualsiasi altro essere vivente con, ovviamente, un sempre minore grado di consapevolezza, legato alla “scala evolutiva”) che potrà definirlo, argomentarlo, rapportarlo e giudicarlo.
Qualsiasi altro tentativo di trovare la relazione tra i fenomeni fisici ed il suono, tramite grafici, formule o quant’altro, deve intendersi possibile unicamente se filtrato attraverso la capacità di mediazione, di traduzione e di ponderazione (di dare, cioè, un pondus, un peso, sempre assolutamente relativo, fra i valori delle misure e la sensazione) dell’essere senziente e competente. Forse, l’attualissimo e sempre più pressante problema semantico (legato anche al continuo stravolgimento dei significati e dei significanti, operati dagli ormai oltremodo corrotti mass media), l’incredibile capacità di parlare a sproposito che sempre più sovente caratterizza qualsivoglia dibattito, fanno si che anche la discussione sulle problematiche della riproduzione sonora, si ingarbuglino su binari sgangherati ove non può viaggiare nessun treno di parole logiche e chiarificatrici.
Io rimango molte volte stupefatto per come, quasi sempre, vi sia nel nostro settore l’incapacità ad un approccio logico e consequenziale delle peculiarità inerenti la percezione del suono.
Lo so che, forse, la mia è una pia aspirazione, ma è mai possibile che non si riesca a codificare, in maniera semplice e lineare, le volontà, gli argomenti e le metodiche per poter ragionare, discutere e dibattere costruttivamente intorno al nostro splendido “gioco” della riproduzione?
Io penso che non ci vorrebbe molto: ci si riunisce attorno ad un tavolo (esperti, appassionati e tecnici) e si cerca di descrivere e “codificare” il percorso che deve essere seguito per portare il “fatto” (la caduta del nostro albero...) alla relazione con la percezione.
Aprendo grandi, schematici contenitori entro i quali possano trovare giusta collocazione tutte le varie teorie, le varie ipotesi e le varie convinzioni. Se il tutto viene articolato in uno schema condiviso, pur nell’immensa ed affascinante varietà delle singole percezioni e sensibilità, si potrebbe finalmente incominciare a fare discorsi con “capo e coda”, ove ogni nuova discussione può essere inserita in una “struttura mentale” organizzata e condivisa e, quindi, portare ad un costante progresso di consapevolezze. Con ovvio vantaggio per tutto il mercato e per tutti gli appassionati!
Sono utopie le mie speranze? Non c’è la volontà di arrivare a tranquille convergenze? C’è sempre qualcuno che vuole “ciurlare nel manico” per proteggere i propri piccoli orticelli? Ogni operatore è convinto di essere il depositario di una verità rivelata? E’ così difficile mettere assieme la nostra sparuta stampa di settore per ricercare un linguaggio condiviso? Siamo proprio come i famosi “capponi di Renzo” che si becchettano a vicenda pur sulla strada del macello ?
Non so se le mie argomentazioni e le mie domande sono inutili o pleonastiche... In verità, forse anche per gli anni che ormai mi hanno spianato e resi limpidi gli orizzonti, ho sentito questa urgenza... e ho posto le mie domande.
Ora è compito del mercato ignorarle o rispondere.

 

www.fedeltadelsuono.net

 

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