Una lettera ad un moribondo
Lo.Zen e l’arte del ben riprodurre
Nell’agosto del 2009 iniziava la mia collaborazione a FDS ed ora, ad un anno di distanza, emerge la necessità di riesaminare la strada percorsa attraverso un attento confronto con il Direttore di questa rivista, l’architetto Andrea Della Sala. Ho così concepito una stravagante intervista alla rovescia: non il giornalista che pone domande all’operatore, ma l’operatore che vuole verificare, con chi guida il mensile, la sua posizione e le sue asserzioni sviluppate nel corso di tutto questo periodo.
Carissimo Andrea, anche se mascherate in un linguaggio un po’ criptico e un po’ filosofico, nei miei ultimi articoli ho fatto delle dichiarazioni estremamente precise e gravide, nelle loro obbligatorie consequenzialità, di importanti sviluppi.
Ora, quindi, si tratta di appurare se tu ritieni che queste affermazioni possano, in toto od in parte, essere condivise e quindi procedere a formulare “principi reggenti” che possano dare al lettore fermo indirizzo con il quale confrontarsi.
Sono convinto, infatti, che se riusciamo a piantare i primi, precisi “paletti” entro i quali muoverci, sicuramente ne guadagna la credibilità della rivista ed il conseguente interfacciamento con l’appassionato lettore.
Lo.Zen: Cominciamo con una domanda che riguarda il mercato. Nel numero di agosto 2009 affermavo perentoriamente: “Senza ordine non v’è mercato”. E sappiamo bene, sia io che te, che oggi il mercato è in piena crisi ed in pieno caos, ed anzi, sicuramente, in piena crisi perché in pieno caos. Se io avessi la possibilità di regalarti una bacchetta magica, tu da dove cominceresti a far ordine?
Della Sala: Innanzitutto, ma servirebbe proprio la bacchetta magica, diminuendo le quantità di marchi distribuite nel nostro territorio. La qualità è cresciuta per tutti esponenzialmente e diventa sempre più difficile districarsi nelle migliaia di “suoni fotocopia”. Diminuire il numero per non intasare gli occhi (prima) e le orecchie (poi) di migliaia di audiofili sempre meno coscienti di quello di cui abbisognano, storditi anche dalle riviste che, facendo il proprio lavoro, presentano in continuazione novità. Ma non saprei da dove iniziare, francamente.
Lo.Zen: Hai perfettamente ragione a proposito degli inutili e dannosi “suoni fotocopia” e speriamo che la crisi ne faccia inabissare un bel po’, comunque, conosci bene anche tu la situazione di tutti i seri negozianti del settore, specializzati ed attrezzati per consigliare e fornire apparecchiature per la riproduzione della musica...
Ha senso per te, nel 2010, l’esistenza di questo anello di congiunzione fra l’importatore/costruttore ed il cliente finale, o è un passaggio destinato a scomparire?
Della Sala: Ha sempre più senso poiché gli apparecchi devono essere venduti, per così dire, con cautela. Occorre cioè che chi la sera chiude la bottega abbia la piena consapevolezza che gli apparecchi non sono solo percentuali dei suoi guadagni, ma sono i mattoni dell‘edificio sonoro che deve corrispondere all’anima di chi ne ha chiesto la costruzione, cioè il cliente. Altrimenti l’appassionato si orienta avendo come unico parametro il nome altisonante. E lì si fa male per- ché, come diciamo da quasi vent’anni qui a Fedeltà, la sinergia è il parametro più importante cui i vari componenti di un impianto debbono informarsi, e non è per niente detto che il meglio più il meglio facciano lo straordinario. Anzi.
Lo.Zen: Altra cosa importante che segnalavo allora, era la necessità di “fare scuola” “...non certo per i sapientissimi audiofili, ma per quell’enorme pubblico che ancora nulla sa di coinvolgenti ri- produzioni...”. Pensi, per una rivista come FDS, che sarebbe percorribile questa strada? Potrebbero essere accettati, editorialmente parlando, semplici articoli che riprendessero in mano, seriamente, l’ABC della riproduzione musicale ?
Della Sala: Certamente. Già da qualche tempo abbiamo ripreso ad occuparci di ABC anche se con un taglio più divulgativo in senso generale che totalmente votato a insegnare il piacere e il coinvolgimento nell’ascolto. Occorre raggiungerlo però questo pubblico di non audiofili e non è per niente facile.
Lo.Zen: Benjamin Disraeli diceva: “Ci sono tre specie di bugie: le bugie, le dannate bugie e le statistiche”.
Ritieni anche tu che non abbia senso alcuno parlare di teorica, statisticamente perfetta ed assoluta riproduzione musicale, prescindendo dalla inevitabile contestualizzazione? Che, cioè, ogni approccio alla realizzazione dell’impianto debba sempre essere messo in costante relazione con tutti i limiti e le caratteristiche concernenti la sua pratica realizzazione?
Della Sala: Personalmente credo fermamente che l’impianto non solo vada contestualizzato con i limiti propri e dell’ambiente in cui è inserito, ma anche con la sensibilità e le aspettative di chi ascolta. Credo che spingere sull’acceleratore della riproduzione pedissequa della realtà porti molto spesso a cozzare contro il muro dell’impossibilità. Molto più saggio ritagliarsi un suono a propria immagine e somiglianza che, seppure in un’ottica di grande linearità, correttezza, ecc., ecc., possa realmente emozionare chi ascolta e spingerlo a fruire di più musica possibile nell’arco della propria esistenza.
Lo.Zen: La teoria e la ricerca sono ovviamente ambiti importanti che, però, poco hanno a che vedere con il mercato. Perché anche nel nostro settore non si precisa chiaramente che ci sono sì le “formula uno”, ma che queste possono essere usate solo per le “gare in pista”? Tutti sappiamo che ci sono i cosiddetti impianti “prestazionali”, ma non devono assolutamente servire come paradigma per gli impianti domestici, come per le “formula uno” non ha senso alcuno parlare di circolazione stradale: perché tutto ciò non è detto a chiare lettere? Perché si illude l’appassionato e lo si spinge nei vicoli ciechi della pre- stazione fine a se stessa?
Della Sala: Anche qui sfondi una porta aperta. Noi non abbiamo mai creduto nella “prestazione”, da qui anche il rifiuto di compiere misure che nulla dicono dell’emozione di chi ascolta. Gli impianti pensati per chi ha già molta esperienza spesso e volentieri non colpiscono chi è alle prime armi. Come d’altronde una macchina preparata per un rally, o una formula uno, non sempre sarà gradita a chi cerca solo di spostarsi in sicurezza, e piacevolmente da un posto a un altro.
Lo.Zen: Ho spesso scritto che non si sa ascoltare se non si riesce ad ascoltar-si. Ritieni che possa chiamarsi ascolto un ascolto che non passi per la consapevolezza dell’ascoltatore?
Della Sala: L’ascolto vero è proprio questo a mio avviso. L’ascolto critico verrà sempre dopo, molto dopo. Dopo almeno essere casualmente incappati in suoni che ci hanno colpito a un concerto o anche in una riproduzione e quindi hanno suscitato in noi il desiderio di ripetere la stessa piacevole esperienza. Volevo aggiungere comunque che se alla base non c’è una grande passione per la musica, nulla di ciò di cui ci occupiamo ha un senso. Possono certamente continuare a esistere impianti status symbol o paragonabili a dei piccoli elettrodomestici, scelti a caso o imposti dal marketing di aziende aggressive, ma in entrambi i casi sono lontani da quello per cui un impianto serve: cullare, e a volte consolare, l’anima di chi ascolta.
E, così, una “prima pietra” è sicuramente stata posata... Ed ora, rifacendomi a quanto scritto dal grande filosofo contemporaneo Pierre Hadot “...viviamo in una civiltà in cui l’ordine della scienza è del tutto autonomo, del tutto indipendente dai valori etici ed esistenziali. Ed è proprio questo il problema, se non il dramma della nostra epoca...”
Vorrei precisare che anche nel nostro settore, finché reputiamo la scienza “svincolata dalla vita”, fintantoché, cioè, terremo le teorie e le misure per nulla correlate all’inevitabile contesto con il quale obbligatoriamente devono interfacciarsi, avremo solamente formulato delle dottissime “statistiche”, ossia delle colossali bugie.
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Una lettera ad un moribondo
A uno dei suoi discepoli che stava per morire Bassui scrisse la seguente lettera: “L’essenza della tua mente non è nata, perciò non morirà mai. Non è un’esistenza, che è peritura. Non è un vuoto, che è pura vacuità. Non ha né colore né forma. Non gode piaceri né soffre dolori. “So che sei molto malato. Da bravo studente di Zen, stai affrontando questa malattia con coraggio. Puoi non sapere esattamente chi è che soffre, ma domandati: Che cosa è l’essenza di questa mente? Pensa soltanto a questo. Non avrai bisogno di altro. Non desiderare niente. La tua fine che è senza fine è come un fiocco di neve che si dissolva nell’aria pura”.
Tratto da “101 Storie Zen” ed. Adelphi
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