Lo.Zen e l’arte del ben riprodurre – Fedelta’ del Suono n. 180
...e torniamo a parlare di mercato. In una “puntata” precedente, accennavamo a quello che dovrebbe essere l’utile lordo per il rivenditore affinché la “baracca” possa rimanere in piedi e si quantificava in un 35/40 per cento il ricarico necessario. Si diceva, cioè, che se un prodotto viene pagato 100, IVA compresa, deve assolutamente essere rivenduto al cliente finale, come minimo, a 135/140, per poter permettere al commerciante/professionista di assolvere a tutti gli oneri di legge, far fronte a tutte le spese, avere un sacrosanto straccio di utile, ecc, ecc. Bisogna subito precisare che qui stiamo parlando di operatori attivi nel settore della riproduzione sonora e non di coloro che vendono video, telefonini, elettrodomestici e quant’altro. E diciamo tutto questo perché diamo per scontato che chi fa questo lavoro debba assolutamente offrire, oltre al semplice prodotto, tutta una professionalità, una competenza ed una esperienza che permettano di guidare il cliente ad effettuare il miglior acquisto possibile. Professionalità, competenza ed esperienza che non può, per ovvie ragioni, essere di casa presso il commerciante generalista che vende anche hi-fi. E va subito detto che un accorto cliente non deve confondere il prezzo che fa il semplice consegnatore di scatoloni, con quello praticato dal competente professionista. Quando leggiamo sui vari forum tutte quelle affermazioni che costantemente si scagliano contro la ladroneria dei venditori di hi-fi, percepiamo forti distonie e ci rendiamo conto che spesso “la gente”, per dirla con le parole dei nostri vecchi, “parla perché ha la bocca”... Ovviamente, però, qui dobbiamo subito aprire un dolente capitolo: analizzando i prezzi pagati dai rivenditori italiani in relazione ai prezzi che si praticano all’estero, spesso scopriamo che il rivenditore italiano paga, su certi articoli, un prezzo superiore a quello che il pubblico paga in altri paesi! Purtroppo il rivenditore deve dipendere da chi fa arrivare in Italia i vari prodotti, a meno che non faccia lui stesso anche questa funzione, con annesse tutte le problematiche già considerate in un precedente articolo. E allora bisognerebbe subito puntare il dito contro certi importatori che espongono listini ipergonfiati per poter poi, impunemente, fare il 40 o addirittura il 50 per cento di sconto al privato cittadino che a loro direttamente si rivolge, praticando prezzi addirittura inferiori a quelli pagati dal regolare rivenditore (potendo giocare sull’IVA, sul pagamento immediato e su altri, eventuali, immondi escamotage...), tradendo clamorosamente il povero rivenditore, teorico intermediario deputato alla vendita al pubblico, che magari ha il torto di amare il prodotto così indegnamente rappresentato in Italia da questi malnati signori, e si ostina a trattarlo, malgrado si renda conto che viene costantemente cornificato dal fedifrago importatore! Se la catena distributiva va a donnine allegre (come sembra sia ormai consolidato costume in questa povera Italia, sodomizzata in un truculento clima da basso impero...) tutto viene scombinato e, giustamente, molti perdono completamente fiducia nel sistema e si affidano ad un fai da te che il più delle volte porta solo a precari acquisti e ad una insoddisfazione che genera ulteriore, irritata disaffezione.
Il “villaggio globale”, la contrazione degli utili, la planetaria comunicazione che permette “a tutti di sapere tutto”, ormai dovrebbero, a nostro avviso, spingere ancora di più il mercato verso una maggiore consapevolezza e verso una totale trasparenza.
Sapere cosa i vari intermediari devono guadagnare e guadagnano, non dovrebbe essere per nulla segreto o scandaloso e non dovrebbe essere oggetto di patetiche pantomime tipo “...guardi che ci rimetto” o “...vendo sottocosto”. Infatti tutto ciò o è clamorosa bugia o è specchio di un mercato che non esiste più!
E se il mercato non si regge in piedi, viene irrimediabilmente danneggiato anche il consumatore. Siamo convinti che vi sia, ormai, veramente bisogno di reimpostare le regole del nostro mercato con chiarissima trasparenza e semplice onestà.
Il mondo nostro, affascinante miscela di passione e necessità (non credo possa essere concepito un mondo privo di riproduzione musicale!...) ha ormai bisogno di grande, grande chiarezza! Stabilire, con umile semplicità, quello che debba essere il corretto utile in base al servizio offerto, pensiamo non vada a turbare nessun segreto di stato, non sia cosa da custodire gelosamente agli occhi del popolo che non deve sapere quanto grandi siano la nostra scaltrezza e la nostra furbizia.
Sono passati i tempi delle carbonerie ed ormai si può vivere e lavorare nel rispetto e nell’armonia sociale solo se vi è, appunto, grande onestà e trasparenza in ogni rapporto commerciale. La consapevolezza, da parte di tutti, dei costi della filiera, rappresenterebbe, a nostro avviso, un notevole passo avanti verso un sano, reciproco rispetto. E quando un mercato è sano e rispettoso dei diritti di tutti, non vi può che essere prosperità e sviluppo. Non vi può più essere, in questi tempi di totale comunicazione, nessun mercato sano che non si fondi sulla trasparenza, e questa benedetta trasparenza deve essere quella che può rendere evidente anche le motivazioni di un prezzo eventualmente più elevato, perché correlato ad un valore aggiunto più importante... questa benedetta trasparenza informa compiutamente il cliente sulle ragioni del suo esborso, sulle percentuali di ciò che è imputabile al prodotto e ciò che è dovuto per il servizio... questa benedetta trasparenza permette al cliente di muoversi a suo agio, sapendo cosa può e cosa non può pretendere!
Tutte queste regole non possono più essere lasciate all’arbitrio e alle fantasie dei singoli (tanti hanno creduto, nelle alcove dei loro segretini di Pulcinella, di essere i più furbi della parrocchia ed hanno mandato a rotoli l’intero settore...), ma vanno pensate, come abbiamo già detto, con semplicità ed onestà, in una comunità di intenti che possa rendere sostenibile un mercato e quindi un servizio.
Senza questo mercato ordinato e senza questo ordinato servizio, nell’ipocrita invocazione di un liberismo ammantato ormai solo di stupidità, al giorno d’oggi non può più prosperare un beato accidente!....
Sembra che, in questa “terra dei cachi”, non passi più per la testa a nessuno che la vera libertà sociale si fondi, banalmente, sull’obbedienza ad una legge condivisa.
(continua...)
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