Lorenzo Zen
1nov/100

Lo.Zen e l’arte del ben riprodurre – Fedelta’ del Suono n. 179

Nel numero di ottobre di Fedeltà del Suono abbiamo concluso il periodo del nostro indagare incentrato sulla filosofia dell’ascolto ed abbiamo iniziato ad occuparci di “mercato”, del nostro, invero, piccolo, piccolo mercato della riproduzione musicale.
Il suggello è stato fatto con una semplice e chiarificatrice frase di Goethe, nella quale si ricordava che “... l’uomo... è il più grande ed esatto strumento che possa esistere...”. Dai commenti che abbiamo inteso, però, ci sembra che questa affermazione non sia stata per nulla capita. Pertanto, prima di tornare ad occuparci di accidenti commerciali, vogliamo fare alcune precisazioni, cercando di chiarire quale sia questa “esattezza” che inequivocabilmente caratterizza l’essere umano.
L’uomo è l’unico essere, su questo piano di manifestazione, in grado di esplicitare il suo “stato interiore” attraverso una esteriorizzazione che può concretizzarsi in parole, musica, opere o quant’altro l’estro o la fantasia dei singoli attori possano concepire. Tutte queste “opere” si appoggiano obbligatoriamente su di una concretezza fisica (fysis in greco significa “natura”), però hanno il loro vero valore in tutto ciò che non può essere detto, ma solo “significato”... ed a questa “quiddità” ineffabile noi normalmente diamo il nome di “arte”.
L’arte, in sé, è quindi l’unico vero fine, è l’unica “ragione” che possa dare senso compiuto all’umano operare... (parimenti, in ambito religioso, v’è il famoso “Ad Majorem Dei Gloriam” che induce a spogliare tutte le azioni da ogni utilitarismo e da ogni “fine pratico”).
Tutto dovrebbe, dunque, in una “Vita” degna di questo nome, essere retto dalla volontà di “generare arte”, in senso attivo, o di “condividere l’arte”, in senso relativamente passivo (“relativamente” perché anche il “saper ascoltare”, per esempio, riveste aspetti di attività), ...dalla preparazione del te, al camminare correttamente lungo una via... dal lavorare la terra, al preparare il cibo... dal leggere una poesia, al respirare consapevolmente l’aria del mattino... dal coltivare un giardino, al dipingere un quadro... dallo scrivere una lettera, all’ascoltare la musica (anche riprodotta!)...
La parte quantitativa di supporto (l’azione esplicitata) sarà solo la base, il piedistallo che permetteranno l’ineffabile prodursi della parte qualitativa: l’epifania dell’arte! Ma questa esplicitazione che ogni uomo fa in mille e mille modi, nella perdita di consapevolezza, ormai, è tutt’altro che arte... e, allora, cerchiamo di capirne la genesi e i relativi processi.
Dobbiamo capire, cercando di analizzare bene da dove provenga ogni azione dell’uomo, quale sia il “meccanismo” che permetta al tutto di realizzarsi, capire quali siano i “mattoni costitutivi” di qualsivoglia estrinsecazione umana, capire da dove scaturiscano una frase, una affermazione, un giudizio. E allora dobbiamo renderci consapevoli che l’uomo, a differenza di ogni strumento scientifico, anche il più sofisticato, in ogni suo processo mentale, e quindi conseguentemente in ogni sua azione, opera con “indefinita integrazione” e non per “progressiva sommatoria”. Ogni segno esterno che egli produrrà, sia consapevolmente che inconsapevolmente, sarà, cioè, il risultato di un mirabile “passaggio al limite” ove ogni aspetto della umana contingenza porterà, a seconda della sua ponderalità, il suo enorme o quasi insignificante apporto.
Nell’esprimere un giudizio, per esempio, qualsiasi uomo sarà influenzato da tutto ciò che egli sa e altresì da tutta la sua ignoranza o dalla sua stupidità, dal suo stato di salute, da ogni tipo di preoccupazione, dalla comodità della poltrona sulla quale è seduto o dalle scarpe strette che in quel momento attanagliano il suo povero callo, dalla qualità dell’aria che sta respirando, dalle perturbazioni emotive che eventualmente lo distraggono, dalla preoccupazione per la salute dei figli o dalla passione per la persona amata, dalla sua fede politica, dalle sue più stravaganti illusioni o da tutte le “credenze” ereditate nel DNA o immagazzinate nel corso della sua vita... incredibilmente (non v’è computer al mondo in grado di fare tutte queste operazioni in parallelo!) la parola che uscirà dalla sua bocca sarà influenzata e condizionata da tutto quel putiferio di “dati” che vengono scansionati continuamente e contemporaneamente! Ecco la sua, ovviamente relativa, esattezza: l’uomo esporrà sempre la perfetta e incontrovertibile integrale del suo “stato di cose”! Logicamente questa esattezza non ha nulla a che vedere con “la giustezza”: sarà solo la specchiatura dei “dati di fatto” di un certo individuo. Si capisce così, perfettamente, perché, anche nel nostro mondo della riproduzione musicale, i vari giudizi siano così difformi e contraddittori, provenendo, appunto, da individui ripieni di così diversi elementi costitutivi! Basta leggere i vari interventi sui forum di settore a proposito “del suono dei cavi” o “sull’importanza delle misure” (quelle interminabili diatribe senza capo né coda...) per fare quasi una radiografia dei vari personaggi ed intuire, con buona approssimazione, tutte le peculiarità che inducono quelle ben precise affermazioni... E, allora, diventa semplice capire che, man mano che ci innalzeremo nella qualità degli individui (maggior saggezza, consapevolezza, cultura, conoscenza...) sempre più andremo verso la “punta della piramide” e sempre più i giudizi concorderanno, perché sempre più saranno eliminati, nei singoli individui, tutti quei dati distonici e tutte quelle fallaci impuntature che creano le inevitabili difformità. Quando, poi, come recita la semplice affermazione di Goethe “...l’uomo... si serve della sua sana ragione”, vi saranno inevitabilmente giudizi assolutamente giusti e perfetti e si potrà constatare che, tutti coloro che sanno e non sono influenzati da particolarismi, appartenenze, antipatie o simpatie varie, emettono identici verdetti. E vi sarà, per coloro che possono comprendere, la riprova di ciò che è stato detto da Sant’Agostino: “Il bello non è ciò che piace, infatti certuni prediligono il brutto!”.

(continua...)

 

www.fedeltadelsuono.net

 

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