Lorenzo Zen
1ago/090

Una tazza di te

Lo.Zen e l’arte del ben riprodurre

Un vecchio amico milanese, fanatico cultore di informatica e statistica, una volta mi disse: “...se un bel giorno, entrando al mattino in Milano, ad un semaforo che scatta al verde tu decidi di soffermarti dieci secondi in più (sopportando il coro dei subitanei strombazzamenti che immediatamente esplodono alle tue spalle...), anche se ti è difficile crederlo, devi sapere che prima di sera tu avrai modificato tutto il traffico della città: dal punto della tua sosta, a macchia d’olio, i tuoi dieci secondi, piano, piano si saranno, teoricamente, propagati a tutta Milano... e ne può derivare che hai partecipato a scongiurare o causare un incidente... magari anche mortale...”Questa bizzarra e ipotetica, ma logica considerazione, che obbligatoriamente fa riflettere sulla imprescindibile “unitarietà del tutto”, mi ha sempre intimamente intrigato e ritengo possa servire a far sentire costantemente la responsabilità per ogni singola, e apparentemente insignificante, nostra azione.Anche dare vita a questa nuova Rubrica, nell’affascinante mondo della riproduzione musicale, obbliga a profonde e serissime considerazioni: la, immaginata, scarsa rilevanza di alcune personali riflessioni ed affermazioni, può essere, al contrario, foriera di grandi ed inarrestabili variazioni all’interno del nostro mercato. Non per darci più importanza di quella che realmente abbiamo,ma reputo sia obbligatorio essere sempre vigilanti e presenti a se stessi, soprattutto nelle attività, come quella giornalistica,che forzatamente coinvolgono molte altre persone. Il rischio, assolutamente da evitare, è quello di contribuire ad impantanare i lettori ed il mercato in pericolosi vicoli senza uscita.
È stravagante considerare come già il primo numero di “Fedeltà del Suono” (nel lontano ottobre del 1991) vide la mia fugace apparizione, con un articolo intitolato “Dichiarazione d’Intenti”... Furono intenti completamente disattesi dall’allora editore e, pertanto, immediata e puntuale fu la mia fuoriuscita dal gruppo dei collaboratori.
Penso sia interessante ripercorrere parte di quello scritto per cercare di capire cosa, da allora, possa essere cambiato.Si leggeva fra l’altro:

...Ora c’è Fedeltà del Suono e ciò che questa pubblicazione vuole scrivere penso sia, a questo punto, chiarissimo. Qui non c’è spazio per chi afferma che "l’ascolto non è tutto": in questa rivista (a meno che il Direttore non si rimangi la parola) l’ascolto è tutto! È una intenzione chiara e precisa ed è la sola per la quale anch’io ho aderito all’iniziativa e dedicherò del tempo (ne ho poco, credetemi) a scrivere per la rivista.
Finalmente in Italia una rivista che vuol vedere tutto esclusivamente in funzione della riproduzione musicale, in funzione del risultato: ciò vuol dire massima attenzione alle sinergie degli apparecchi e quindi ai loro abbinamenti, massima attenzione all’ambiente d’ascolto, massima attenzione alla corretta installazione, massima attenzione a fornire, quindi, ai lettori, non sequele di commenti più o meno celebrativi, ma chiare indicazioni per usare, in base alle proprie esigenze, questo o quel prodotto.
Ed è ora di far capire all’utenza che domande del tipo: "il tale apparecchio è buono o cattivo?", "x è migliore di y?"non hanno significato se prima non si è perfettamente consapevoli che uso se ne vuol fare.Non si può chiedere se è migliore un trattore o una spyder. Si può invece affermare, con chiarezza, che il trattore "migliore" per arare e la spyder "è migliore" per andare a zonzo con la morosa.
Apparecchiature come i vari Akai, Kenwood, Hitachi, ecc.(n.d.r. eravamo nel 1991!) (penso sia tempo di incominciare a chiamare le cose per nome e cognome) non sono migliori o peggiori dei vari Creek, Nait, Mission, ecc., sono semplicemente diversi; concepiti da angolature diverse e con interessi diversi, mirati a soddisfare fasce diverse di utenza, esagerando con l’esempio per renderlo più eclatante, come il nostro trattore e la nostra spyder. Quindi, la prima cosada fare è cercare di rendere i lettori padroni di un metodo che li metta in grado di capire le proprie esigenze per sapere, tanto per cominciare, se hanno bisogno di una spyder o di un trattore, poi sceglieranno fra le varie marche di spyder o trattori, ma la possibilità di errore sarà scesa in maniera molto significativa.
E non crediate che ciò che dico sia esasperazione dialettica: nel mio lavoro ho trovato spessissimo persone che arano con le spyder e vanno a spasso con la morosa col trattore.E in più, nella loro inconsapevolezza, fanno l’apologia di queste loro aberrazioni portando in campo addirittura giustificazioni tecniche, chiaramente usate assolutamente a sproposito dal momento che, contrariamente a quello che comunemente si crede, nulla come il dato tecnico può essere usato per suffragare quello che si vuole, come ben insegna l’amico Aloia!

Forse siete tutti d’accordo con me quando dico che in questi diciotto anni poco o nulla è stato fatto per porre serie basi al nostro povero mercato e che, pertanto, sempre da precise consapevolezze bisogna ripartire, con coscienza, dignità e profonda onestà intellettuale.
La crisi mondiale ha, logicamente, investito in pieno anche il nostro settore e quindi le vecchie metodiche e le stratificate usanze vanno radicalmente sovvertite: penso di non sbagliare quando dico che anche il nostro mercato ha bisogno di una totale e ben strutturata ridefinizione. La rete e la comunicazione planetaria costringono a nuove modalità e a nuove forme di proposizione e di coinvolgimento.
Da noi la crisi ha, ancora di più, spinto gli importatori a vendere direttamente al pubblico attraverso internet o ricorrendo ai più svariati escamotages, i listini, in genere, sono anacronistiche cifre buttate lì forse più che altro per far colpo sugli sprovveduti e sappiamo che i pochi rivenditori, specializzati nell’audio, rimasti,stanno, ovviamente, cercando di proporre prodotti importati personalmente per poter avere quel minimo di guadagno che possa garantire loro la sopravvivenza.
È finita l’era dell’intermediazione resa oramai impossibile dalla inevitabile contrazione degli utili, e tutti sappiamo che se v’è impossibilità di guadagno v’è impossibilità di mercato. Se la cavano, comunque a malapena, coloro che integrano il lavoro dedicato all’audio con il video, con i telefonini, la domotica, gli elettrodomestici e quant’altro possa contribuire a sbarcare il lunario, ma tutto ciò, ovviamente, nella quantità, penalizza la qualità dell’offerta.
Stanno invece sopravvivendo benissimo i molti “traffichini” che trattano, assolutamente senza alcuna copertura di legge, prodotti hi-fi come secondo, terzo, quarto lavoro “sommerso”. Non hanno spese, non devono vivere di questo e quindi, nell’usato, nell’ex-demo, nel finto nuovo, nel finto vecchio, possono permettersi ogni sorta di divagazione sul tema, portando a casa, a volte, guadagni considerevoli: peccato che dei loro introiti (per il momento!) il fisco non ne sappia niente. Senza considerare, poi, i molti costruttori e importatori che, tramite fatturazioni di comodo, alimentano tranquillamente questo mercato irregolare. Senza ordine non v’è mercato e senza mercato nessuno può sobbarcarsi l’onere della comunicazione e della formazione, della corretta dimostrazione e dell’obbligatorio coinvolgimento di tutta la sterminata clientela di appassionati di Musica che mai sono stati accompagnati in dimostrazioni contestualizzate ed emozionanti. Purtroppo per molti operatori va bene così: hanno trovato, nel loro orticello, un punto di equilibrio, non hanno nessuna esigenza “estetica” a voler “ben lavorare”, a voler trarre maggior soddisfazione dalla propria professione, pensano ai quattro soldi che ricavano e tirano a campare.
Onestamente devo dirvi che non era questo il tipo di articolo che volevo scrivere come inizio di questa nuova ed importante collaborazione con “Fedeltà del Suono”. Ma da qui bisognava partire.Volevo fosse la poetica e non la cruda legge del mercato a caratterizzare questo mio impegno, oneroso e ricco di prospettive e di entusiasmi, ma la situazione attuale ci impone una estrema aderenza al reale e la necessità di guardare con severità tutti i nostri possibili errori e le nostre storiche carenze.
Sono assolutamente convinto, anche per i chiarissimi segni che vengono ormai da tutto il pianeta, che solo “la cultura”, nella più vasta gamma possibile di accezioni, potrà essere il poderoso motore che continuerà a far marciare, pur nella obbligatoria nicchia, la poco conosciuta, ma meravigliosa forma d’arte che, per mezzo di complesse ed affascinanti apparecchiature, permette all’uomo di evocare,quando e dove vuole, la malia dell’evento musicale originale. Quindi “scuola”, tanta, tanta scuola, non certo per i sapientissimi audiofili, ma per quell’enorme pubblico, che ancora nulla sa di coinvolgenti riproduzioni e che in tutti questi anni è stato tenuto lontano dalla profonda e irrinunciabile emozione che, effettivamente, un consapevole ascolto può generare.

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Una tazza di te

Nan-in, un maestro giapponese dell’èra Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen. Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi.“È ricolma. Non ce n’entra più!”. “Come questa tazza”disse Nan-in “tu sei ricolmo della tue opinioni e congetture.Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”.

Tratto da “101 Storie Zen” - (ed. ADELPHI)

 

www.fedeltadelsuono.net

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