Lorenzo Zen
1dic/090

Nelle mani del destino

Lo.Zen e l’arte del ben riprodurre

“Dovendo parlare di un argomento come quello dell’alta fedeltà, o della qualità, è bene procedere con molta attenzione. Queste parole sono divenute esoteriche non soltanto per i profani, ma anche peri tecnici e per gli scienziati. Sembra che a seconda delle persone che le usano esse acquistino significati diversi; e i non iniziati riescono a trovare tante interpretazioni quante quelle trovate dagli “esperti”. Alcuni miei amici dicono che il gran parlare che si fa dell’alta fedeltà è senza senso. Non si ascolta l’alta fedeltà: bisogna ascoltare la musica o la voce. E questa non è un’opinione completamente sbagliata. Senza dubbio è una perversione preoccuparsi tanto di doppi altoparlanti, preamplificatori e simili, da far diventare secondario il piacere di ascoltare la musica.”

Quando ho letto questa aurea paginetta stilata da tre ricercatori americani in un saggio dedicato a “come udiamo, cosa udiamo” (Willem A. Van Bergeijk - John R. Pierce – Edward E.David Jr. - L’universo dei suoni – ed. Zanichelli) ho tirato un profondo respiro di sollievo.
Allora, ho pensato, anche dall’altro capo dell’oceano alcuni la pensano esattamente come l’ho sempre pensata io! Quando, poi, ho visto che questo testo è stato scritto nel 1958, mi sono vieppiù riconfortato: ogni persona di buon senso, dunque, sa, ed ha sempre saputo, sin dai tempi nei quali anch’io incominciavo questo “percorso di vita”, che l’alta fedeltà non serve alla contemplazione del metodo, ma semplicemente al godimento del risultato. Ascoltare la musica o la voce, come dicono i tre “amici”americani, è, e dovrebbe sempre essere, l’unico scopo di ogni possessore di un impianto ad “alta fedeltà”: tutto il resto è perversione (...sempre usando i termini dei nostri tre ricercatori).
Voglio ancora ritornare su questa vecchia tematica perché vedo che, malgrado l’argomento sia stato assai spesso sviscerato, in molti sono ancora lì che ascoltano l’impianto invece di ascoltare la musica.
Le tante discussioni che sento alle varie fiere e manifestazioni e tutti quegli interventi sui forum che parlano ancora di “doppio cieco”, di confronti e di misure, mi fanno capire che la cosa non e ancora affatto chiara... Come vi fosse una inconsapevole riluttanza a, “banalmente”, soffermarsi sull’ascolto riuscendo finalmente a svincolarsi da ogni percorso legato all’oggettività della misura. Quasi si volesse sempre avere una conferma “tecnica” su quello che si sta ascoltando e tutto ciò, onestamente, mi sembra un po’ demenziale... È come, per fare un esempio, (paragonando la misura tecnica “oggettiva”al giudizio “degli altri”reso “oggettivamente” rassicurante) uno sentisse il bisogno di chiedere pareri agli altri sulla propria ragazza e chiedere, ancora, agli altri se, “secondo loro”, lui sta bene con lei!
Io capisco che vi siano seri problemi di autostima e vi sia un preoccupante bisogno di conferme e di rassicurazioni , ma non capisco proprio come si possa appoggiare sulla considerazione altrui, il proprio piacere, il proprio godimento.
Io, poi, capisco ancora benissimo come il discorso sia completamente diverso per il progettista, per il costruttore, per colui, insomma, che deve avere validi strumenti tecnici per realizzare il tal manufatto. Capisco altresì che l’analisi delle caratteristiche dei vari elementi della catena di riproduzione possa essere momento, anche interessante, nella iniziale ricerca del proprio impianto: elementi di base per inquadrare una tipologia di prodotto.
Ma, poi, la metodica nella scelta, la verifica del risultato, non possono che appoggiarsi su consapevoli, serene e serie sedute di ascolto. Nel proprio ambiente, con i propri dischi, con tutta la calma e la tranquillità possibili, con le condizioni di silenzio e di volume nelle quali poi avverrà l’abituale ascolto. Onestamente, e queste mie convinzioni sono il frutto di una ben lunga esperienza, non credo vi sia altra possibilità per operare un acquisto oculato e sicuro. Al contrario, ogni ascolto in condizioni diverse (altri ambienti, altre condizioni, anche psicologiche, altri livelli di rumore di fondo...) può essere assolutamente poco significativo se non addirittura fuorviante.
E, a proposito di acquisti, penso che anche su questo argomento, valga la pena di fare qualche chiara precisazione. Quando, nel desiderio di entrare in possesso di un serio impianto di riproduzione, si prendono in considerazione i “pellegrinaggi” nei vari negozi, bisogna, nella mia personale visione delle cose, avere le idee tremendamente chiare e prefiggersi uno scopo esclusivamente “conoscitivo”. Cercare di capire, cioè, meglio che si può, chi è il professionista che abbiamo davanti (se siamo davanti ad un bottegaio tutti questi miei discorsi non hanno alcun senso...), capire come lavora e quale sia la sua capacità professionale, capire se l’interfacciamento culturale con lui è soddisfacente oppure no. Capire se possa essere o no un valido aiuto nel percorso di consapevolezza che, bene o male, ineluttabilmente bisogna intraprendere (soprattutto per non buttare i soldi al vento!). Visitare vari negozi, quindi, deve servire non per verificare i prodotti in vendita, ma bensì per scrutare e scegliere il venditore!
Penso, per esemplificare, che dovremmo usare la stessa metodica che useremmo per scegliere l’architetto che ci costruirà la casa: non serve a nulla fare l’analisi dei materiali edili impiegati, ma bensì serve valutare, anche tramite le sue opere già realizzate (...ecco cosa può eventualmente servire ascoltare, nei negozi di hi-fi, “il risultato in loco”che il tal professionista ha realizzato!), la sua “arte edilizia”.
Se poi, invece, un appassionato è già esperto e sa bene cosa comperare, penso che allora diventi irridente ed immorale voler andare in giro a negozi, chiedendo ascolti e prove comparative, facendo perdere tempo alla gente, sapendo in partenza che non si ha nessuna intenzione di retribuire quel tempo e quelle informazioni che si pretende di poter rubare.
In questo caso, al contrario, si dovrebbe, a mio umile avviso, parlare con correttezza, subito ed apertamente e chiedere non ascolti e delucidazioni sulle apparecchiature, ma disponibilità del prodotto e prezzi. Reputo, infatti, che, avendo il rivenditore di sistemi ad alta fedeltà la doppia veste di venditore e di professionista, vada ben chiarito subito di quale “servizio” si intenda usufruire... Un conto è semplicemente chiedere la fornitura di un prodotto già scelto (per la qual cosa v’è, tra l’altro, lo sterminato mondo della rete a prezzi, ovviamente, molto, molto più bassi...) e altra cosa e farsi aiutare a scegliere il prodotto più consono alle proprie esigenze. Una cosa è banalmente commerciale, l’altra tira in ballo la capacità, la professionalità, la preparazione del rivenditore al quale ci si vuol appoggiare. Capacità, professionalità e preparazione che vanno sacrosantamente retribuite.
Mi piace tornare spesso su certi argomenti perché ritengo dove-roso che ognuno si assuma le proprie responsabilità affermando senza infingimenti e senza mezze parole, “verità” nelle quali crede fermamente.
Soprattutto ora, che la crisi planetaria ha cancellato per sempre certi “mondi” e nuovi orizzonti si aprono anche nel mercato della riproduzione musicale, reputo fondamentale fare di tutto affinché sia finalmente chiarito quale sia il ruolo che ogni operatore del nostro settore debba avere. Solo così v’è, forse, la speranza che un nuovo “umanesimo”, del quale fortunatamente si intravede qua e là qualche flebile apparizione, possa sbocciare portando “il gioco più bello del mondo”(come ho sempre chiamato la riproduzione musicale) a nuova dignità e nuova consapevolezza.
Sono, sinceramente, molto affezionato a questo mio lavoro e devo dire che deprime e sconforta vederlo molte volte prostituito a banali giochi di mercato, oppure vedere che, molte volte, vengono consigliati prodotti non per la loro intrinseca qualità, ma solo per il maggior utile che se ne ricava, creando, poi alla fine solo disaffezione e malcontento.
Tutti sappiamo che i tempi sono assai duri e a volte è difficilissimo far quadrare i conti, ma, sempre a mio modesto avviso, solo la qualità delle proposte, la professionalità, la correttezza e la sincerità possono essere strumenti idonei a vincere la sempre affascinante scommessa che porta al suo interno un ago di bilancia che oscilla fra quantità e qualità, fra disordine e ordine. Più di duemila anni fa il vecchio-bambino Lao Tse, in un aforisma poi copiato da Mao Tse -Tung nel suo famoso “libretto rosso”, diceva:

“O il vento dell’est vince il vento dell’ovest, o il vento dell’ovest vince il vento dell’est”. Forse, nella vita di ogni “storia”, tutto si riduce solo a questo: o vince il vento dell’occidente, dell’occaso, del tramonto, o vince il vento dell’oriente, dell’origo, della rinascita.

E l’una o l’altra di queste vittorie riposano solamente all’interno di ognuno di noi.

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Nelle mani del destino

Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario.
Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi.
Durante la marcia si fermò ad un tempio schintoista e disse ai suoi uomini:
“Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino”. Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta.
Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà.
“Nessuno può cambiare il destino” disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia.
“No davvero” disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt’e due le facce.

Tratto da “101 Storie Zen” (ed. ADELPHI)

 

www.fedeltadelsuono.net

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