Lorenzo Zen
10gen/970

La musica della natura

"Audio Club" - Audio Review n. 166 - Gennaio 1997

Forse perché nel luogo ove si nasce le radici affondano e ricevono un nutrimento unico ed insostituibile, io amo la mia piccola città. A dire il vero vi piove spesso, tanto spesso da far nascere il detto popolare "Schio, orinal de Dio" e quest’anno, in particolare, io credo che il Padreterno si sia dilettato di soggiorni termali, tanta è stata ed è l’attività che questo "vaso da notte dell’Onnipotente" è costretto a subire.
Dalla sempre amata Venezia ai nostri monti non v’è, infatti, nulla che possa frenare l’aria umida che sale dalla pianura e così le nubi arrivano, trovano il baluardo delle Piccole Dolomiti che abbiamo alle spalle, soggiornano e scaricano con grande tranquillità il loro contenuto.
Ma anche la pioggia può essere musica, e proprio su questo riflettevo quando ho incominciato a scrivere queste nuove righe per questa Rivista, che voglio ringraziare per aver accettato con immediata sintonia la mia proposta di collaborazione. Accennavo alle mie radici, alla mia terra, alla "mia" pioggia e capisco sempre di più come chi sia costretto a vivere lontano da casa sia comunque una "pianta d’appartamento", sicuramente un po’ menomato nella possibilità di profonda comprensione del proprio esistere.
Accennavo alla "musica della pioggia" e intorno a questo argomento vorrei con voi intrattenermi un poco, anche per fare conoscenza, anche perché sappiate un po’ di più come la penso, per poter meglio inquadrare i futuri discorsi, le future discussioni. L’uomo, io credo, non può vivere senza musica: la musica è respiro dell’Universo; padre Dante parla dell’armonia delle "Supreme Rote", e lì, forse, si può tentare la ricerca di una definizione di cosa sia veramente la musica. Definizione, d’altronde, che ci sfugge continuamente dalle mani perché ogni locuzione la circoscrive e limita, mentre la musica è, per sua natura, qualcosa che va al di là di ogni limitazione verbale. E così, amo congetturare, v’è una musica della natura ed una musica dell’uomo: una perennemente identica nella costante modulazione, l’altra in mutamento continuo sotto la spinta di sempre nuove necessità, nuove culture, nuove mode.
È interessante, ogni tanto, tentare di porsi fuori da questo "gioco" per cercare di osservarlo meglio, con occhio disincantato, per cercare di capire cosa stia succedendo intorno a noi e poi dialogarne, come facevano gli antichi, per trovare chiarezza all’interno di noi stessi, serena comprensione, punti fissi a cui fare riferimento nel nostro costante navigare. Ed è proprio quella "musica della natura" che una notte ascoltavo: una notte della passata fugacissima estate, una notte che forse voleva darti da sola tutto quello che in annate precedenti era stato diluito in una normale stagione. Ed era proprio il vento di quella splendida nottata che ascoltavo con attenzione nel mio giardino: ascoltavo la diversità fra la "voce" dell’enorme magnolia e quella del pino marittimo; erano due "musiche" diverse, eppure si fondevano perfettamente. Le folate, tiepide ed intermittenti, facevano "cantare" in maniera diseguale i due grandi alberi, eppure l’armonia era totale. Perché, riflettevo, il vento non produce mai una nota stonata? Perché tutto è così "accordato", pur variando in continuità sotto le pressioni e le durate differenti? M’è sembrato di poter capire, quella notte, come qualcuno possa dialogare con il vento e mi è sembrato, altresì, d’intuire fugacemente ciò che, benché siano ormai quarant’anni che faccio lo stesso lavoro, non ho ancora ben capito: cos’è che fa "suonare veramente bene" un impianto di riproduzione musicale! Indipendentemente dalla qualità dei singoli componenti, indipendentemente dal costo, indipendentemente dalle "caratteristiche tecniche", indipendentemente da tutto!
Questo, del "ben suonare", è un tema fondamentale, mai sufficientemente svolto, sempre sbandierato, ma mai perseguito con profonda dedizione e onestà.
Sarà proprio intorno a ciò che, a Dio piacendo, vorrò con voi dialogare; raccontando episodi, parlando di metodo, tentando soluzioni, sempre, però, mantenendo lo sguardo nell’unica direzione: il risultato musicale.

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