Lorenzo Zen
10apr/970

Il branzino che volò in cielo

"Audio Club" - Audio Review n. 169 - Aprile 1997

Ho avuto recentemente l’onore ed il piacere di ricevere la visita di due gentilissimi giapponesi: i signori Shigemasa Saito e Yasumasa Ishizuka, rispettivamente direttore generale ed export manager della nipponica Accuphase.
Fui avvisato dall’importatore italiano della loro passione per il pesce e così interessai un caro amico ristoratore, grande cultore di tutto ciò che nel mare può trasformasi in prelibatezza culinaria, per far preparare agli ospiti un’accoglienza di loro gradimento e degna della loro importanza.
Dalle nostre parti per trovare pesce freschissimo, di ogni specie e di qualità "intemerata", bisogna recarsi a Chioggia (mi dicono sia uno dei più bei mercati del pesce in Italia) quando rientrano in porto i pescherecci, verso le quattro del mattino; l’amico ristoratore non tradì le aspettative: fece la abituale levataccia e all’ora di pranzo tutto funzionò alla perfezione! Nell’atmosfera conviviale non si parlò di mercato, di prodotti, di crisi e di problemi, ma tutti furono portati a ben altri livelli abbandonando i fumosi pensieri per godere degli ineffabili piaceri della tavola.
Uno dei piatti serviti fu uno strepitoso branzino cotto al sale, consumato dagli amici giapponesi con tutta la gioia e la felicità di chi ritrova, anche in paesi lontani, i sapori di sempre.
La testa del pesce era la parte preferita da uno dei miei ospiti, il signor Ishizuka, il quale, alla fine di una consumazione che sapeva più di cerimonia che di pasto, esclamò: "Ecco, ora il branzino è in cielo!".
I presenti, un po’ stupiti, non comprendevano il significato dell’espressione e così la spiegazione non si fece aspettare: quel pesce era stato esposto ai commensali e tutti avevano potuto constatare che era un ottimo branzino, poi il cuoco lo aveva presentato pronto per la cottura nella sua camicia di sale (impastato con chiara d’uovo, per gli amanti delle cose giuste) e similmente tutti avevano potuto apprezzare la preparazione, poi, era stato portato in tavola pronto per essere consumato e, gustandolo, tutti avevano potuto affermare che la cottura era perfetta ed il pesce squisito. Qualcuno aveva mangiato anche la testa e così quel pesce (a parte la lisca che probabilmente fece la felicità di qualche gatto) era stato totalmente valorizzato nell’arte del cuoco e nell’assaporare dei commensali.
Fu ben allevato dalle onde del mare, fu ben pescato, ben presentato, ben cotto, ben servito e ben mangiato nella sua completezza: la sua "storia" era stata felice! Fu allora a tutti chiaro che quel pesce non poteva non essere in cielo.
L’argomentazione era estremamente logica e rispecchiava una filosofia di vita che non poteva non trovare riscontro anche nel lavoro di questi raffinati costruttori. Fu una profonda emozione che mi aiutò a meglio comprendere lo spirito dei loro prodotti. Infatti i due ospiti mi spiegarono poi, con molta semplicità, che nella loro filosofia di produzione non si guarda al mercato, alle mode, alle necessità; per loro è importante "far bene": che ogni prodotto sia migliore del modello precedente, che vi sia grande affidabilità (l’importatore italiano mi conferma che la percentuale dei guasti è da prefisso telefonico), che vi sia "piacere" nell’uso e soddisfazione nel possesso.
Se viene fatto bene il proprio lavoro scaturisce un prodotto chiaro e godibile che porta in sé il marchio discriminante di ogni realizzazione di alta caratura: normalmente ignorato dalla massa che segue mode e tendenze, sommamente apprezzato da chi vuole qualità, funzionalità e stabilità.
Pensiamo, ora, per fare una digressione, a quanto si parla di occupazione, di problemi legati al lavoro. Pensate, nel mondo dell’audio, quanto si potrebbe fare per elevarne, anche di pochissimo, la qualità!!!
Pensate a quanti milioni di persone ascoltano la televisione tramite un altoparlante da mille lire! Tutto questo, voi mi direte, ha poco a che fare con i nostri giochi milionari. Certamente, però pensate cosa vorrebbe dire poter iniettare "il germe della qualità" su basi così gigantesche! E vi prego di credere che l’esempio che faccio è il primo che mi è capitato nella mente: le possibilità sono enormi! Basta la buona volontà: fare bene le cose, dimenticare per una volta "...ma questo, quanti soldi mi rende?" "...ma io cosa ci guadagno?" e molto probabilmente si metterebbe in moto una spirale gravida di lavoro e di risorse per tantissimi giovani.
Quando nella "catena della lavorazione" ognuno fa bene il lavoro "in sè", non per il lucro, non per il tornaconto, ma per l’in sè delle cose, allora "il branzino vola in cielo", e per cielo non intendiamo paradisi futuri, ma semplicemente l’attuale armoniosa completezza delle cose ben fatte.

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