Lorenzo Zen
10mar/970

Dove e come

"Audio Club" - Audio Review n. 168 - Marzo 1997

In questi ultimi anni la "riproduzione musicale" è molto cambiata nella accezione dell’audiofilo italiano. Anche se con poca consapevolezza, ormai non ci si orienta più verso un puntiglioso desiderio di una postulata "fedeltà", ma vi è voglia di emozione, di pelle d’oca, di piacere d’ascolto tout court.
E tutto ciò ognuno cerca di ottenerlo con i mezzi più disparati: dalla mini-cassa che sa scomparire al grande diffusore che sa scuotere e coinvolgere con potenza ed autorità; dal triodino con qualche watt al finalone grondante chili e potenza.
Queste evoluzioni sono logicamente comprensibili in un "gioco", quello della riproduzione sonora, che certamente risente dei cambiamenti, sia tecnologici che culturali, nei quali siamo coinvolti. E fin qui tutto bene: il mercato evolve con le sue novità, con le nuove scoperte, con le nuove imposizioni e, se vogliamo, anche con le nuove ignoranze ma è tutto nel déjà vu, nella logica stessa delle cose. Ma vi sono due problematiche, nella trasformazione delle tendenze, che minano alla radice l’esistenza stessa di questo mercato: la crescita esponenziale della disaffezione dei giovani e la caduta verticale della domanda colta. Infatti, da un lato, i ragazzini-con-lo-zainetto che fino a pochi anni fa venivano a sognare sulle nostre apparecchiature con la speranza di potersele un giorno portare a casa sono spariti, dall’altro sta diventando razza estinta chi sappia il valore delle cose, sappia cosa volere e voglia cercarlo!

Tempo fa, rileggendo Re Lear, sono incappato in un punto che mi ha fatto riprecipitare dall’arte del sommo Inglese alle miserie del nostro mercato e mi sono soffermato in riflessioni e considerazioni che amo proporre alla "comunità audiofila" per un confronto ed un dibattito ormai sempre più urgenti ed imprescindibili.
Verso la fine del primo atto della tragedia di Shakespeare il buffone, rivolgendosi al re, dice: "...non dovevi farti vecchio prima d’esserti fatto savio".
Questa amara considerazione mi ha fatto ricordare ciò che poteva essere fatto e non è stato fatto nel nostro settore. Il mercato della cosiddetta alta fedeltà è invecchiato sia come età media dei suoi usufruitori, sia come potenzialità e possibilità e, purtroppo, quando era giovane e gagliardo non ha fatto nulla per prepararsi all’inevitabile parabola discendente: nel solipsismo, nell’incuria, nella pigrizia di tutti, la passione e l’interesse sono scivolati verso altri lidi più accattivanti, più coinvolgenti!
Ma ora una cosa è certa: se nulla vien fatto, la "cultura dell’ascolto consapevole" va con rapidità esaurendosi per lasciar spazio al semplice "ascolto" dove tutte le finezze, le ricerche, i piaceri legati alla scoperta in se stessi di quelle peculiarità che l’ascolto raffinato della musica può far ritrovare, scompaiono per sempre.
Legato alla musica v’è un mondo estremamente importante, tanto importante che Platone, ne "La Repubblica", non esitava ad affermare:
"...ora, nel miglior progetto educativo la parte più importante spetta alla musica, perché il ritmo e l’armonia penetrano profondamente nella parte intima dell’anima e la toccano con forza straordinaria, inondandola di bellezza e rendendola bella a sua volta, se buona è stata l’educazione: altrimenti accade il contrario. Ed ecco che chi in quei floridi pascoli è stato allevato come si deve, acquisisce un’acuta sensibilità che gli fa riconoscere d’acchito ciò che nell’arte, come in natura, porta i segni della negligenza, della brutta incompletezza, o di uno sviluppo deforme. Da tutto ciò egli giustamente rifugge, e loda le cose belle di cui si rallegra e si nutre e fa tesoro nell’anima sua, per diventare un uomo onesto e valoroso, disprezzando ed odiando tutto ciò che è deforme e turpe, fin da bambino quando ancora è incapace di rendersene conto pienamente; ma quando ragione sopravviene, egli l’abbraccerà, e la riconoscerà subito, come qualcosa di intimamente familiare, e questo grazie alla sua educazione".

"L’educazione musicale, vuoi dire; pare anche a me, per questi motivi, che sia la base della formazione". (libro terzo - trad. Mario Vitali - ediz. Feltrinelli)
Noi purtroppo non possiamo granché nel mondo dell’educazione musicale; però dobbiamo, almeno, considerare un fatto: oggi la musica è al novantanove per cento musica riprodotta e quindi si può comprendere immediatamente l’importanza dei mezzi che la riproducono; un quartetto d’archi, se è ascoltato in un sistema da discoteca, viene completamente stravolto, viceversa la musica rock, ascoltata in un complesso non adatto, non coinvolge, non emoziona. La musica può essere magnificata o ridicolizzata dal tipo di impianto che la riproduce! Sono, queste, problematiche importanti, purtroppo mai prese in giusta considerazione neppure da certa stampa specializzata ormai tutta tesa solamente a promuovere il tale o talaltro prodotto! Ma ora dobbiamo scuoterci ed essere convinti che in mancanza di azioni ben precise e mirate, in mancanza di oculate strategie la morte dell’ascolto di qualità sarà inevitabile. Non dobbiamo confondere, infatti, il banale mercato dell’audio con il mercato dove caratteristica peculiare è la qualità dell’audio!

Questa confusione, purtroppo, sta contaminando molti nostri operatori e avanza l’imperativo che "importante è vendere" portando un mercato ben preciso a confondersi con un altro solo per ragioni di supposto tornaconto aziendale, non comprendendo che la nostra "piccola nicchia", una volta persa la propria personalità, verrà fagocitata dal grande mostro dell’elettronica di consumo!
Nulla di più dannoso per "l’arte del ben riprodurre" che ottime aziende che producano apparecchiature mediocri, nulla di più dannoso per l’ascolto consapevole che la mancanza di cultura musicale.
Tutti sappiamo come è finito lo sventurato Re Lear, ma quella è una tragedia che riposa nella consapevolezza collettiva; il nostro mercato, invece, è per il momento ancora vivo e pulsante: curarlo e guarirlo dipende in larga misura da noi operatori.

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