Dichiarazione d’Intenti
"30 anni di ascolti" - Fedeltà del suono n. 1 - Ottobre 1991
La nascita di una nuova rivista è sempre accompagnata da curiosità, aspettative, critiche,diffidenze.Dichiarare le proprie intenzioni è fondamentale per stabilire un corretto rapporto con il lettore.
Quando nel 1959 feci domanda per ottenere la licenza per la vendita di apparecchiature hi-fi, questa mi fu negata con la motivazione che, nell’area del mio comune, già in troppi vendevano apparecchiature radio-televisive. Mi ricordo che allora feci un "ricco" ricorso nel quale specificavo la particolarità delle apparecchiature che io volevo trattare ed affermavo che, non solo non le vendeva nessuno nella zona, ma addirittura in tutta Italia esistevano pochissimi rivenditori di tale materiale.
Ricordo che il ricorso fu accettato ed io ottenni la mia sospirata licenza per la vendita - come allora scrissero - di "apparecchiature Hi-Fi e relativi accessori".
Oggi la cosa è completamente diversa perché tutto funziona a tabelle e, quindi, chi vende radioline è autorizzato a trattare anche i più sofisticati apparecchi per la riproduzione musicale. Non vi ho raccontato questo per fare dell’autobiografia, ma, semplicemente, perché, in quel lontano fatto, c’è molta analogia con la nascita di "Fedeltà del Suono".
L’ANIMA DEL COMMERCIO
Quando si è saputo che una nuova rivista stava per vedere la luce, nell’ambiente degli importatori e dei costruttori di settore sono fiorite immediatamente esternazioni del tipo: "...ancora un’altra?...", "...ecco un’altra rivista alla quale dar da mangiare...", "...eh no! Adesso basta...".
Sono stupito di tanta limitatezza mentale e, diciamolo, anche commerciale. Più offerte consentono una migliore scelta, anche da parte dell’utenza pubblicitaria. Basta avere le idee chiare ed il coraggio per applicarle. Occorre avere coraggio per selezionare quali riviste scegliere? Siamo a questo punto? Gli importatori non hanno il tempo di verificare la qualità delle riviste? Spendono il loro denaro su tutte allo stesso modo? Io non vivo su quel fronte e forse mi manca qualche dato per giudicare in termini "commercial-pubblicitari".
Vi dico solo, come addetto e appassionato del settore, che io trovo invece che in Italia, come allora per la licenza che io chiedevo, non ci sia nessuna rivista che si occupi specificatamente di "riproduzione musicale".
Ci sono ottime riviste di elettroacustica, altrettanto ottime riviste tese alla divulgazione dell’elettronica di consumo, o interessate a far conoscere le caratteristiche tecniche di vari prodotti, o a presentarli in un’asettica vetrina dove vengono illustrati e vivisezionati, oppure riviste che fanno di tutto un po’, non permettendo al lettore di capire il vero scopo finale per il quale sono fatti i vari prodotti; ma una rivista che si occupasse veramente della riproduzione musicale, del risultato insomma ottenibile in termini musicali (scusate le ripetizioni, ma mai come ora "repetita juvant") io credo proprio che in Italia non ci fosse.
Ora c’è Fedeltà del Suono e ciò che questa pubblicazione vuole scrivere penso sia, a questo punto, chiarissimo. Qui non c’è spazio per chi afferma che "l’ascolto non è tutto": in questa rivista (a meno che il Direttore non si rimangi la parola) l’ascolto è tutto! È una intenzione chiara e precisa ed è la sola per la quale anch’io ho aderito all’iniziativa e dedicherò del tempo (ne ho poco, credetemi) a scrivere per la rivista.
Finalmente in Italia una rivista che vuol vedere tutto esclusivamente in funzione della riproduzione musicale, in funzione del risultato: ciò vuol dire massima attenzione alle sinergie degli apparecchi e quindi ai loro abbinamenti, massima attenzione all’ambiente d’ascolto, massima attenzione alla corretta installazione, massima attenzione a fornire, quindi, ai lettori, non sequele di commenti più o meno celebrativi, ma chiare indicazioni per usare, in base alle proprie esigenze, questo o quel prodotto.
Ed è ora di far capire all’utenza che domande del tipo: "il tale apparecchio è buono o cattivo?", "x è migliore di y?" non hanno significato se prima non si è perfettamente consapevoli che uso se ne vuol fare.
Non si può chiedere se è migliore un trattore o una spyder. Si può invece affermare, con chiarezza, che il trattore "è migliore" per arare e la spyder "è migliore" per andare a zonzo con la morosa.
Apparecchiature come i vari Akai, Kenwood, Hitachi ecc. (penso sia tempo di incominciare a chiamare le cose per nome e cognome) non sono migliori o peggiori dei vari Creek, Nait, Mission ecc., sono semplicemente diversi; concepiti da angolature diverse e con interessi diversi, mirati a soddisfare fasce diverse di utenza, esagerando con l’esempio per renderlo più eclatante, come il nostro trattore e la nostra spyder. Quindi, la prima cosa da fare è cercare di rendere i lettori padroni di un metodo che li metta in grado di capire le proprie esigenze per sapere, tanto per cominciare, se hanno bisogno di una spyder o di un trattore, poi sceglieranno fra le varie marche di spyder o trattori, ma la possibilità di errore sarà scesa in maniera molto significativa.
E non crediate che ciò che dico sia esasperazione dialettica: nel mio lavoro ho trovato spessissimo persone che arano con le spyder e vanno a spasso con la morosa col trattore.
E in più, nella loro inconsapevolezza, fanno l’apologia di queste loro aberrazioni portando in campo addirittura giustificazioni tecniche, chiaramente usate assolutamente a sproposito dal momento che, contrariamente a quello che comunemente si crede, nulla come il dato tecnico può essere usato per suffragare quello che si vuole, come ben insegna l’amico Aloia!
COMPRENSIBILITÀ E TRASPARENZA
E allora capite benissimo che Fedeltà del Suono dovrà usare parole chiare e semplici, dovrà portare esempi che tutti possano capire, dovrà proporre recensioni limpide e trasparenti, dove non ci siano arzigoli per dire "bene" anche quando sarebbe "male", solo perché ci sono contratti pubblicitari di giganti multinazionali che tappano la bocca ai recensori. Fedeltà del Suono è la prima rivista, è stato messo formalmente a programma, dove non c’è interferenza tra recensione e pubblicità.
La rivista vuole reggersi unicamente per la propria autorevolezza o per l’affezione dell’appassionato lettore.
La pubblicità, indispensabile oggi per la vita di qualsivoglia pubblicazione, ci sarà se e perché l’inserzionista vedrà in Fedeltà del Suono una rivista stimata, affidabile, di grande impatto ed autorità, capace di portare il messaggio nella parte più viva e pulsante del mercato; quella parte di mercato fatta non di maniaci, che continuano a cambiare il famoso gatto da un miliardo con due cani da mezzo miliardo, ma fatta di seri utenti che hanno un unico grande desiderio: ascoltare in casa propria solo musica, bella musica, tanta musica!
A COME ASCOLTO
In tutti questi anni molte sono state le parole spese nella volontà di portare avanti una ben precisa maniera di "fare alta fedeltà". In molti articoli ho ribadito il ruolo fondamentale dell’ascolto come momento determinante nella scelta di una catena di riproduzione musicale. Nulla, assolutamente nulla, può sostituirsi all’ascolto in questa scelta. Ho sempre spronato tutti ad ascoltare, ascoltare, ascoltare. Oggi con la nascita di Fedeltà del Suono mi viene data la possibilità di riprendere i vecchi discorsi, di ampliarli, di integrarli alla luce della maggior esperienza, di completarli in un clima non di tensione o di polemica, ma di profonda serenità, determinata anche da quei capelli bianchi che devono segnare il raggiungimento di una certa età e di una ben precisa visione delle cose, più distaccata ma, nel contempo, più profonda.
Voglio ringraziare l’amico Gianfranco Binari per questa possibilità e voglio ribadire la volontà di portare sulle pagine di questa rivista l’esperienza che posso aver acquisito in tutti questi anni. Mi scuso fin d’ora dei limiti, inevitabili, o degli errori che potrò purtroppo commettere; ma voglio chiedere al lettore una vigilanza assidua per portare quelle critiche costruttive, quelle correzioni che, di volta in volta, egli sentisse la necessità di fare: l’esperienza di negozio mi ha fatto capire che molte volte c’è qualcosa da imparare anche dal più umile ed impacciato dei clienti.